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Octavio paz la malinche pdf

Coatzacoalcos era un’antica capitale olmeca situata allora nella parte sudorientale dell’Impero azteco, nella regione dell’odierno stato di Veracruz. Malinche apparteneva a octavio paz la malinche pdf famiglia nobile – suo padre era governatore dell’importante città di Paynalla – e per lei si prospettava un futuro agiato. Ma alla morte del padre sua madre si risposò con un potente locale da cui ebbe un figlio, che divenne l’erede legittimo.

Decisero allora di liberarsi di Malinalli. Approfittando della morte di una bambina della sua stessa età in paese, i due la fecero passare per loro figlia e nella notte consegnarono Malinalli a dei mercanti, che la rivendettero come schiava al mercato di Xilanco ad altri mercanti maya i quali la vendettero al cacicco di Potonchàn. Fu lui che la consegnò a Cortés, forse col nome di Malinche. Tabasco, assieme ad altre 19 donne, alcuni pezzi d’oro e un completo di mantelli. Cortés aveva appena sconfitto i maya locali nella battaglia di Centla. Proprio a seguito di questa vittoria, una mattina giunse inatteso al suo accampamento il cacicco, cioè il capo tribù, di Potonchàn recandogli in dono oro, tessuti, cibi e donne.

L’offerta di giovani era fra le usanze dei maya dello Yucatàn: nei viaggi le donne si occupavano di cibo e pratiche sessuali. Vedendo che gli spagnoli non ne avevano, offrirono loro delle giovani a questo scopo. Prima di accettarle Cortés ordinò che fossero battezzate, non tanto per motivi religiosi, quanto per rispetto delle leggi spagnole, che permettevano rapporti di concubinato solo con cristiane. Secondo un cronista spagnolo, il giorno dopo, davanti ad un altare improvvisato, sormontato da un’immagine della vergine e della croce, un frate “mise il nome di doña Marina a quella indigena e signora che allora ci diedero”.

Officiato il sacramento, Cortés spartì le “novelle cristiane” tra i suoi capitani. E dona Marina fu consegnata a un suo lontano parente, Alonso Hernadéz Portocarrero. Da Portonchàn, Cortés si imbarcò per l’odierna San Juan de Ulùa, che raggiunse dopo cinque giorni di navigazione. Mentre si preparava l’accampamento, arrivarono gli ambasciatori di Moctezuma per indagare sulle loro intenzioni.

Come riassume il cronista, doña Marina “servì da interprete in questo modo: Cortés parlava ad Aguilar, Aguilar all’indigena e l’indigena agli Indios”. Così, con l’uso di tre lingue e due interpreti, iniziarono le comunicazioni tra spagnoli e aztechi, finché Malintzin imparò anche lo spagnolo, il che, secondo le cronache indigene, avvenne molto velocemente, visto che indicano la donna sempre come unica interprete. A partire da quel momento la situazione di Marina cambiò radicalmente. A San Juan de Ulàa, rendendosi conto dell’importanza delle conoscenze linguistiche della donna, Cortés “le chiese di diventare la sua fedele interprete, e le promise che l’avrebbe fatta sposare, le avrebbe dato grandi ricompense e le avrebbe ridato la libertà”. Marina giocò un ruolo di grande importanza nella conquista del Messico.

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